14.07.2010 E' on-line il n. 6/2010 di Notizie Statistiche e Petrolifere

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23.6.2010 E' on-line il n. 5/2010 di Notizie Statistiche Petrolifere

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MERCATO INTERNAZIONALE
Gli sviluppi della situazione internazionale nel 2006

Per tutto il 2006 i prezzi del greggio hanno mostrato una marcata volatilità caratterizzata da una netta tendenza rialzista, culminata con i circa 79 dollari/barile toccati dal Brent ad agosto 2006, mentre negli stessi giorni una tonnellata di benzina sui mercati internazionali superava gli 812 dollari/tonnellata (contro i 526 medi di un anno prima). Ad innescare l'ondata rialzista, principalmente i timori legati alla ripresa delle ostilità tra Libano ed Israele e l'acuirsi delle tensioni relative al nucleare iraniano che ancora oggi pesa sulle aspettative degli operatori.

Prezzi che hanno progressivamente ripiegato pur continuando ad oscillare tra i 55 e i 60 dollari/barile, anche se nell'ultimo trimestre dell'anno sono stati più vicini al limite massimo che a quello minimo. Nel 2007 per il Brent la media è stata di circa 70 dollari/barile, contro un valore 2006 di circa 62.

L'offerta nel 2006 si è attestata a 85,13 milioni barili/giorno, 620 mila in più rispetto al 2005. Una crescita che è stata neanche un quinto di quella registrata nel 2004. Di questi, circa il 87 per cento è arrivata dai Paesi non-Opec guidati dalla Russia che, con poco meno di 10 milioni barili/giorno, è risultata essere il primo produttore mondiale.

La domanda, di contro, nel 2006 è stata pari a 84,2 milioni barili/giorno, circa 900 mila in meno dell'offerta, contro una stima iniziale di oltre 85 milioni. Il picco di domanda si è registrato nel IV trimestre dell'anno con 85,1 milioni barili/giorno.

Determinante in questa crescita sarà il ruolo delle cosiddette economie emergenti, visto che Asia e America Latina insieme consumano ormai quanto gli Stati Uniti ed hanno un peso sull'economia mondiale, in termini di Pil, superiore a quello di questi ultimi.

Cambiano gli equilibri della domanda ma mutano altresì quelli dell'offerta. La produzione mondiale di petrolio e gas è infatti tornata saldamente nelle mani di società a prevalente controllo pubblico, espressione diretta dei Paesi produttori – al di fuori della sfera Ocse - le quali si sono sostituite alle tradizionali compagnie occidentali anche nello sfruttamento delle risorse, allargando sempre più verso l'estero la loro sfera d'azione.

I costi complessivi di estrazione in Medio Oriente restano comunque i più bassi in assoluto, attorno ai 5 dollari/barile contro i 16-20 di altre aree del mondo. Le stesse sabbie bituminose, su cui si fa molto affidamento e di cui è ricco un Paese sicuro come il Canada, presentano costi elevati (16-33 dollari/barile) ed un alto impiego di energia.

A favorire questo processo, è stato in parte il rinato nazionalismo energetico di cui si sono fatti paladini alcuni Paesi. Primo tra tutti il Venezuela del riconfermato presidente Chavez, che nei primi mesi del 2007 ha varato una legge tendente a riportare sotto il controllo statale le risorse petrolifere del Paese e che in questo inizio di 2008 ha avviato una serie di contenziosi con alcune compagnie occidentali.

L'Iraq resta ancora la vera variabile indipendente in grado di far saltare ogni previsione nonostante nel corso del 2007 si sia assistito ad una ripresa della produzione. L'Iraq è secondo solo all'Arabia Saudita in termini di riserve accertate e non ancora esplorate nelle loro reali potenzialità.

Nel corso del 2007 il governo iracheno si è dato una nuova legge petrolifera che, tuttavia, si è subito scontrata con l'ostilità delle singole fazioni. Il grosso della produzione è concentrato nel nord del Paese e ciò ha provocato lo scontento di coloro che non potranno beneficiare della ripartizione proposta. Gli operatori stranieri, in primo luogo americani, stanno cercando di stringere accordi per assicurarsi un futuro in quello che sarà, si spera, un Paese pacificato ed indipendente.











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