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Liberalizzazioni: il punto di vista di UP  


Estero
Nel 2009, gli effetti negativi della crisi dell’economia mondiale si sono fatti sentire in maniera evidente anche sui consumi di energia. Nell’anno della recessione globale, come è stato definito, solo alcune specifiche aree si sono distinte per tassi di crescita ancora positivi.
In questa situazione, i Paesi a sviluppo maturo hanno visto svanire il loro ruolo centrale.
Dall’altro lato, i mercati emergenti hanno evidenziato solo un rallentamento.
In questa nuova situazione, il peso delle economie asiatiche (in particolare di Cina e India) si è accresciuto.

La domanda di petrolio ha mostrato un calo per il secondo anno consecutivo, attestandosi a 84,9 milioni di barili/giorno, 1,3 milioni in meno rispetto al 2008 e 1,6 rispetto al 2007.
La frenata è stata particolarmente evidente nei Paesi Ocse, con -2,1 milioni barili/giorno (-4,4%).
Decisivo il rallentamento occorso negli Stati Uniti, mentre la tenuta delle economie non Ocse ha permesso di contenere la perdita complessiva.
In questo senso, Cina e India hanno visto la loro domanda di petrolio aumentare rispettivamente del 7,9% e del 5,4%.

L’offerta ha mostrato un profilo coerente, adeguandosi progressivamente ai nuovi livelli di consumo.
Determinante l’impegno dei Paesi Opec (-4,2 milioni barili/giorno), che hanno sopportato quasi per intero i tagli produttivi.
In questa situazione, la capacità di riserva (spare capacity) si è ricostituita in modo consistente, attestandosi intorno al 7% del totale (contro il 2% del 2005).

I Paesi non Opec hanno coperto il 61% dell’offerta, aumentando così il loro peso di due punti percentuali rispetto al 2008.
Le quotazioni del petrolio, dopo i circa 35 dollari/barile toccati nel dicembre 2008 rispetto ai picchi di 145 di luglio,
sono tornate a crescere costantemente sino ai circa 77 dollari/barile di fine 2009, evidenziando un’estrema volatilità.
Analoghe tendenze hanno mostrato i prezzi internazionali dei prodotti petroliferi, con valori che, in 12 mesi, per la
benzina sono praticamente raddoppiati.
Meno evidente il progresso del gasolio, che nel corso dell’anno si è apprezzato del 43%.
Nel 2009, rispetto al 2008, si sono avuti complessivamente valori inferiori del 30% per la benzina e del 43% per il gasolio.
Effetti particolarmente pesanti sono stati registrati sul sistema della raffinazione, che nel 2009, soprattutto in Europa e in America, ha visto una netta flessione dei tassi di lavorazione, scesi in media intorno all’80% e, in alcuni casi, anche al 60%.
Numerosi impianti hanno prolungato o anticipato le manutenzioni e sono arrivate anche alcune chiusure.
Non altrettanto si può dire per l’area asiatica e mediorientale, dove sono in fase di realizzazione grandi impianti di raffinazione.
Si stima che entro il 2015 entrerà in esercizio una nuova capacità per circa 10 milioni di barili/giorno, di cui il 70% concentrata in Asia, Medio Oriente e Africa.
Si tratterà di impianti in grado di incidere sulle direttrici di destinazione dei greggi pesanti, tanto da far sì che gran parte della crescita attesa dei consumi mondiali sia soddisfatta da questi nuovi produttori.
Rispetto a qualche anno fa, oggi sono minori le preoccupazioni sulla futura disponibilità di petrolio, anche se saranno comunque necessari ingenti investimenti.
Secondo gli esperti, avremo petrolio per il resto del XXI secolo, ma non sarà certo facile né economico.
Non è possibile fare stime precise, considerato che normalmente si fa riferimento alla quantità di petrolio conosciuto ed estraibile con le tecnologie attuali, che cambia con lo sviluppo tecnologico e al variare dei prezzi.

Nel 2010, la spesa in Exploration & Production dovrebbe essere, escluso il Nord America, pari a 337 miliardi di dollari, contro i 305 del 2009.
Dovrebbero essere perforati circa 50.000 pozzi, dei quali oltre 8.000 offshore, contro i 46.000 del 2009.